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La riabilitazione cognitiva

La rabilitazione cognitiva richiede una conoscenza molto approfondita degli aspetti normali dello sviluppo. Ad esempio, un bambino di otto anni, ma con prestazioni in uno o più campi analoghe a quelle dei bambini di quattro anni esige che si conoscano i suoi deficit specifici, ma anche quale è di norma il livello linguistico di un bambino di quattro anni (a livello fonologico, semantico, morfologico-sintattico e pragmatico), quali sono le abilità che di norma a questa età vengono espresse nel disegno, quali prestazioni si possono richiedere a livello di memoria di lavoro, ecc..

Dal punto di vista cognitivo la possibilità di attuare un recupero di qualunque entità è strettamente legata a due ordini di fattori: la precocità dell’intervento ed il tipo di training utilizzato. Si auspica una diagnosi precoce dello sviluppo cognitivo cui segua l’applicazione tempestiva di programmi di intervento. In particolare è necessario evidenziare se si è di fronte ad uno sviluppo omogeneo, per quanto in ritardo, oppure disomogeneo (eterocronico). Affinché l’intervento sia efficace e non interferisca sulla vita di relazione e sullo sviluppo emotivo e relazionale del bambino, si preferiscono interventi centrati sulla globalità della persona, che facciano riferimento soprattutto a ciò che il soggetto sa fare nonostante la disabilità o, in altre parole, centrati non solo sul deficit, ma sui meccanismi di compensazione scatenati dalla presenza del deficit.

Sempre più è ritenuto fondamentale il coinvolgimento attivo del bambino. Gli studi effettuati in una prospettiva metacognitiva sottolineano, almeno per i soggetti con ritardo mentale lieve o moderato, l’importanza di affiancare ad interventi rivolti alle abilità ed ai processi cognitivi, interventi che facciano riferimento alle convinzioni che i bambini, come “persone che apprendono”, sviluppano su ciò che imparano e sui processi cognitivi che permettono od impediscono di imparare.

Per quanto riguarda le aree delle autonomie e delle abilità sociali, si possono distinguere interventi rivolti all’acquisizione di abilità specifiche (ad esempio lavarsi, indossare indumenti di vestiario, cucinare alcuni piatti od ancora eliminare comportamenti di disturbo o distruttivi manifestati a scuola, ecc.) ed un orientamento più generale, che, senza negare l’utilità delle proposte di cui sopra, sostiene l’importanza di un intervento più ampio, che permetta la soddisfazione anche dei bisogni di tipo sociale, culturale, sportivo, ecc., al fine di favorire uno sviluppo equilibrato della personalità. Come in ambito educativo si tende all’integrazione scolastica, così si cerca di favorire la partecipazione del minore con handicap alle attività ricreative, sportive e culturali presenti sul territorio.

Per approfondimenti vedi:

- trattamento
la famiglia
la scuola
piano educativo individualizzato
insegnamento individualizzato e/o differenziato
insegnamento cooperativo
insegnamento metacognitivo

R.V.

 


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