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Realta' internazionali

 

Molto complesso è il confronto con altri Paesi europei per quanto riguarda la quantità di allievi considerati in situazione di handicap, anche perchè vengono utilizzate diverse terminologie (ad esempio, in inglese, disabled o with special needs). Grazie all'esperienza acquisita in vari anni di impegno nella European Association for Special Education mi è stato possibile tentare tale confronto. Tra gli indici utilizzati fondamentale è quello relativo alla frequenza nelle scuole speciali o di scuole integrate che si propongono come alternativa alle scuole speciali e che prevedono che per parte del tempo l'allievo frequenti la scuola speciale e parte del tempo quella normale. Considerando tali indici (ricordandosi, comunque, che i casi di scuola integrata sono quantitativamente molto inferiori rispetto a quelli delle scuole speciali, almeno per quanto riguarda la percentuale di soggetti a cui mi riferisco) risulta un quandro molto composito.1

Per quanto riguarda la percentuale di allievi che in un modo o nell'altro beneficiano di interventi di insegnamento speciale (non necessariamente in scuola speciale) abbiamo quanto segue. Svezia, Norvegia e Danimarca sono fra le nazioni che maggiormente favoriscono l'inserimento in classe normale. In Danimarca, ad esempio, è fornita educazione speciale, annualmente, al 13% circa (7 volte quello italiano) degli alunni. Circa il 25% durante la propria carriera scolastica usufruisce di interventi speciali per un periodo più o meno lungo. La media delle ore settimanali è circa 5 (quella italiana è 8). Quasi il 2% dei soggetti è inserito in scuole o classi speciali. La realtà più frequente è caratterizzata da gruppi speciali di alunni all'interno delle scuole normali. Dovrebbe trattarsi, per la maggioranza, di alunni che in Italia non sarebbero certificati come aventi un grave deficit. La realtà norvegese è caratterizzata dal fatto che gli alunni che ricevono educazione speciale sono circa il 6%. Di questi una percentuale compresa fra l'1% e il 2% (rispetto alla popolazione studentesca) è inserita in scuole speciali. Per la maggioranza si tratta di alunni con ritardo mentale o con deficit uditivo. Più simile alla nostra sembra la realtà svedese. Anche qui, tuttavia, lo 0,8% della popolazione frequenta le scuole speciali (cioè, per meglio comprendere il dato numerico, circa il 45% di quelli che in Italia sono certificati e frequentano le scuole normali). Circa il 10% degli alunni o degli studenti svedesi riceve in media 3 ore di educazione speciale alla settimana e dal 25% al 30% degli alunni della scuola dell'obbligo nel corso della propria carriera scolastica hanno avuto una qualche educazione speciale.

Anche in vari Paesi dell'Europa occidentale è molto elevato, rispetto all'Italia, il numero di alunni a cui viene fornita educazione speciale. Di norma in queste nazioni i tentativi di inserimento in classe normale sono appena agli inizi. In ogni caso sono percentualmente irrilevanti i casi di inserimento di alunni in situazione di ritardo mentale. Nelle scuole o nelle classi speciali vi sono, infatti, la grandissima maggioranza degli alunni con ritardo mentale, buona parte degli alunni con deficit sensoriali o con deficit motori ed anche molti alunni che da noi non sarebbero certificati come in situazione di handicap. 4% circa sono gli allievi considerati in situazione di handicap in Belgio e nella maggioranza delle regioni della Germania, 5% in molti Cantoni svizzeri. In Olanda il 7% degli alunni frequenta scuole speciali. La filosofia sottostante è per molti aspetti antitetica a quella italiana: superspecializzazione negli interventi; non viene privilegiato il luogo in cui il bambino vive, ma la frequenza in una scuola in cui sono presenti alunni accomunati dalle stesse difficoltà; ecc. Una realtà più simile a quella olandese (ma con percentuali più bassi di bambini considerati con handicap) che a quella italiana si ha, come abbiamo visto, nei vari Länder tedeschi, in molti Cantoni svizzeri, in Belgio, in Gran Bretagna, in Irlanda, ecc.

Particolare è la situazione delle nazioni in cui la tradizione delle scuole speciali è scarsa (o, comunque, non è stata generalizzata a tutti gli alunni con handicap), come, almeno per certi aspetti, in Grecia o in Portogallo. In questi casi il primo obiettivo è ancora quello di riuscire a fornire una educazione speciale a tutti gli alunni in situazione di handicap.

Anche in questo campo i Paesi dell'Est devono affrontare notevoli problemi sia a livello organizzativo, sia, soprattutto, culturale. In pratica molte sono le realtà caratterizzate dalla utilizzazione di scuole speciali, scarsamente provviste di mezzi e prive sia della competenza specialistica che caratterizza altre nazioni europee, sia di una cultura dell'integrazione tipica dell'Italia o dei Paesi scandinavi.2

1

Si veda, per indicazioni di vario tipo, Besio e Chinato 1996a e 1996b; Braam-van den Heuvel e Maas van de Wiel 1996; Breur e Breur 1989; Casey 1996; Cornoldi e Lucangeli 1996; Del Ben 1996; Filippini Steinemann 1994 e 1996; Flieger 1996a, 1996b e 1996c; Fonseca 1996a e 1996b; Friedler 1996; Gugelmann 1989, Helimäki 1991; Hlínová 1996a e 1996b; lllyes 1996a e 1996b; Jetter 1996- Johnstone 1995, 1996a, 1996b e 1996c; Juna 1996; Laurent 1996; Maas Van De Wiel e Waajers-Engles 1996; Mittler 1988, 1994 e 1995; Mittler e Farrell 1987, Moniga e Vianello 1994, 1995; Monsell 1996a e 1996b; Netherlands Ministry of Education and Science 1989; Paoli 1996; Platt 1996; Vianello 1992, 1994a, 1994b, 1996a, 1996b e 1996c; Vianello e Poli 1996; Voitová 1994, 1996a e 1996b; Wenz, Breur, Da Fonseca, Jakobsen, Lamoral, Ortiz Gonzalez, Østli, e Stasinos, 1993.

2

Negli Stati uniti d’America, nonostante la "fama" che sia particolarmente privilegiata l’integrazione, più del 3% degli allievi è in scuola speciale.


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