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Diversamente abile: quando usare e quando evitare questa espressione? Stampa
Diversamente abile: quando usare e quando evitare questa espressione?
Da alcuni anni si sta diffondendo l’utilizzazione dell’espressione “diversamente abile”.
L’avverbio “diversamente” pone l’enfasi sulla differenza qualitativa nell’uso delle abilità. Esso viene utilizzato per specificare che attraverso modalità diverse si raggiungono gli stessi obiettivi. Come dice Andrea Canevaro il suo uso è in qualche modo una provocazione, tesa ad aver presenti più le potenzialità dell’individuo che le sue difficoltà o carenze.
Vi sono delle situazioni riguardanti le persone con disabilità in cui questo uso è adeguato. Ad esempio allievi non vedenti o ipovedenti possono raggiungere lo stesso adeguati risultati scolastici e sociali utilizzando le risorse visive residue (potenziate con adeguati strumenti) o abilità compensative (ad esempio quelle verbali).
Vi sono altre situazioni, come quelle riguardanti due terzi di tutti gli allievi certificati e cioè quelli con disabilità intellettive, in cui l’uso della terminologia diversamente abile richiede prudenza..
Consideriamo il caso di un tipico allievo con sindrome di Down. Dal punto di vista della qualità della vita forse si può anche dire che utilizzando le proprie capacità (o abilità) egli può comunque raggiungere obiettivi paragonabili a quelli di tutte le altre persone. In altre parole può raggiungere un benessere che non può essere considerato inferiore. Se questo è il riferimento, l’espressione “diversamente abile” potrebbe anche essere utilizzata.
Se il riferimento diventa invece quello delle prestazioni scolastiche, sociali e di autonomia, l’espressione “diversamente abile” può risultare un tentativo per “nascondere” il fatto che tali prestazioni sono inferiori rispetto a quelle tipiche della normalità.
In considerazione di ciò è opportuna una particolare cautela nell’uso dell’espressione “diversamente abile” in modo da usarla non come semplice sostituzione di “persona con disabilità”, ma proprio quando si vuole comunicare la possibilità di raggiungimento di uguali obiettivi (performance) nonostante la disabilità.
Se usato con accortezza, parsimonia e nel giusto contesto esso può risultare particolarmente informativo.
 


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