Topbar Disabilita' cognitive Comune di Modena MeMo CSC Comune Ferrara Progetti Rete CDI
 
Home
Contenuti
Il progetto
Natura
Cause
Prevenzione
Integrazione e trattamento
Esperienze e storie di vita
Libri e materiali
News
Glossario
Domande & Risposte
Ricerca

Level Double-A conformance icon, 
          W3C-WAI Web Content Accessibility Guidelines 1.0


Perchè vi è una continua ricerca di nuovi termini? Stampa
Perché vi è una continua ricerca di nuovi termini?
Vi è stato un periodo in cui termini come "idiota", "imbecille" e "deficiente" non erano utilizzati come epiteti offensivi nei confronti di persone oggetto di particolare aggressività, ma erano ritenuti "scientifici", nel senso che erano utilizzati da medici, psichiatri, psicologi, pedagogisti ecc. per riferirsi a diversi livelli di ritardo mentale.
Attualmente in ambito scientifico si preferisce non usare questi termini in quanto veicolanti un atteggiamento dispregiativo.
Una sorte analoga è toccata al termine "mongoloide", dapprima usato per evidenziare la presenza in certe persone di tratti simili a quelli degli abitanti della Mongolia (tratti rivelatori della particolare sindrome e cioè quella descritta dal medico Langdon Down nel 1866), ma successivamente utilizzato con tonalità negative.
Analogamente i ragazzi possono dire ad un compagno riconosciuto come normodotato, ma che ha fatto qualcosa di non adeguato o di non approvato, "Ma sei handicappato?": e non si tratta certo di un complimento.
Questo produce una continua ricerca di nuove terminologie.
Ad esempio a partire dagli anni successivi al 1980 la Commissione della Comunità Europea ha invitato a non usare il termine "handicappato", ma di sostituirlo con "disabile".
Negli stessi anni (se non prima) in Italia si ritenne inadeguato dire di un individuo che era "handicappato". Si preferì allora l'espressione "persona handicappata” (come nella legge 104 del 5 febbraio 1992) per evitare di identificare un individuo con il suo handicap. Anzi si proposero le espressioni "persona / allievo / bambino ecc. portatore di handicap" o "... con handicap" proprio per evidenziare che l'handicap era qualcosa in più, come un fardello, che, se così possiamo dire, non faceva parte della persona. Attualmente si preferisce l'espressione "allievo/persona/ecc. in situazione di handicap".
Ancor più si preferisce “... con disabilità”, come argomentato in altra parte di questo documento.
La terminologia sulle problematiche della disabilità deve essere considerata nella sua storicità.
I cambiamenti avvengono per più motivi. Ne ricordiamo tre cruciali.
1. Si abbandonano i termini, anche scientifici, che nella prassi hanno acquisito un contenuto semantico negativo, dispregiativo (come “idiota”, “imbecille”, deficiente”, “burattino felice” per riferirsi alla sindrome di Angelman)
2. Sono da evitare le espressioni che favoriscono l’identificazione di una persona con la sua disabilità (come “handicappato” o “disabile” o “dislessico” o “nevrotico” ecc.)
3. Sono privilegiati i termini che evidenziano i rapporti fra l’individuo e il contesto in cui vive (ad esempio “situazione di handicap” è da preferirsi ad “handicappato”).
 


New: Questionario di valutazione
   Home arrow Domande & Risposte arrow Domande & Risposte- Quesiti arrow Perchè vi è una continua ricerca di nuovi termini?