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Marco: comunicare è possibile Stampa

   A Marco non è stata diagnosticata una chiara patologia. La famiglia ha vissuto i primi anni di vita del bambino con l’angoscia dell’attesa di una risposta ai problemi che evidenziava nel tempo. Attualmente la disabilità di Marco viene riferita ad un ritardo evolutivo  che ha colpito particolarmente l’area  del linguaggio.
Il percorso di crescita e sviluppo del bambino si è rivelato ricco di incontri e di esperienze significative. Nei suoi primi anni di vita ha potuto sperimentare i servizi offerti dalla neuropsichiatria infantile di Ferrara seguendo sedute di fisioterapia e logopedia.
Frequenta per due anni l’Asilo nido ed entra in contatto con i primi strumenti utili per lo sviluppo dei primi movimenti e per il superamento dell’isolamento attraverso gli amici di scuola. Fino a quel momento la mamma aveva gestito da sola Marco. Entrato al nido si è presentata l’opportunità di farsi aiutare da persone esterne alla famiglia che hanno indirizzato il figlio verso un primo approccio alle autonomie, al gioco in gruppo e a prendere confidenza con materiali che prima d’ora costituivano un ostacolo a causa della sua diffidenza. In quegli anni continua la collaborazione con il servizio di neuropsichiatria infantile: rapporto importante per la famiglia e soprattutto per la mamma, che da quel momento comincia ad attivarsi per far sì che gli incontri con i vari protagonisti (famiglia – scuola – servizi) si allarghino, organizzando un’équipe educativa in grado di confrontarsi periodicamente sul lavoro da svolgere secondo i diversi punti di vista.
All’età di tre anni Marco viene iscritto alla Scuola materna vivendo serenamente il distacco dall’ordine scolastico precedente. Qui impara le prime regole aprendosi un po’ di più agli altri ed effettuando diverse attività che stimolano la sua fantasia e la sua continua voglia di comunicare con il mondo. È difficile interpretare i bisogni e soprattutto gli stati emotivi di Marco visto che produce un numero limitato di parole, ma grazie agli sguardi, atteggiamenti, posture e toni della voce le insegnanti di sezione, le insegnanti di sostegno ed i compagni (importante risorsa) hanno imparato a comprenderlo. In accordo con le educatrici la famiglia ha pensato di trattenere Marco un anno in più alla Scuola materna per verificare una maggiore maturazione dal punto di vista cognitivo e fisico prima di iscriversi alla Scuola elementare.
Il cambiamento inizialmente crea disorientamento ed incertezza, ma con il tempo, se ricco di esperienze positive, si rivela produttore di nuove energie, così come è stato il passaggio di Marco dalla scuola materna alla scuola elementare. Per i primi due anni non vi è stata una figura di riferimento significativa, ma dalla terza elementare sino alla quinta è entrata nella vita del bambino una speciale insegnante di sostegno. Grazie a lei, ai compagni ed agli altri insegnanti di classe Marco ha vissuto anni intensi e ricchi di produzione comunicativa. È maturato molto e l’équipe ha collaborato con i servizi per introdurre il linguaggio PCS in modo da aiutarlo nell’esprimere i bisogni mediante uno strumento comprensibile a tutti. Sono aumentati gli interessi, dalla musica allo sport e dal gioco al disegno. La famiglia si è attivata per creare una rete di attività e di persone, anche al di fuori dell’ambito scolastico, che stimolano il bambino e lo spronano nell’approccio agli altri. Il rapporto positivo con l’insegnante ha fatto sì che Marco raggiungesse con successo alcune tappe di sviluppo non trascurando però la sua graduale avversione per il linguaggio PCS che utilizza solo sotto richiesta dell’adulto o dei compagni. All’uscita della scuola elementare Marco e la sua famiglia hanno vissuto un’esperienza negativa presso una scuola media vicino a casa. Dopo un’intensa riflessione si è deciso di iscriverlo in un altro plesso.
Attualmente Marco frequenta la scuola media; ha un ottimo rapporto con i compagni e con le insegnanti, in modo particolare con l’insegnante di sostegno. È passato dal linguaggio PCS al linguaggio Bliss mantenendo purtroppo lo stesso atteggiamento di avversione per questo strumento; negli anni la produzione di alcune parole è aumentata e spesso viene associata ad un linguaggio non verbale che chiarisce il significato di ciò che vuole esprimere. L’insegnante con autorevolezza, ma nello stesso tempo con amicizia aiuta Marco nell’acquisizione e nel mantenimento di regole sociali e comportamentali che lo aiutano in una migliore integrazione con i compagni.
La storia di Marco è la storia di tanti bambini che hanno una gioia di vivere dirompente, ma la manifestano attraverso un codice comunicativo poco comprensibile a tutti. Questo non deve spaventare né tanto meno scoraggiare, anzi deve essere uno stimolo per andare oltre le nostre rigidità e i nostri schemi alla scoperta di un mondo che, come dice la mamma di Marco, è parallelo e misterioso. Attraverso questa testimonianza si è voluto raccontare di un bambino che grazie principalmente alla sua famiglia e successivamente ai servizi e alla scuola vive serenamente, come la maggior parte di noi,  la sua speciale diversa abilità.    
Cavobianchi Roberta.

 


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