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Scuola

Dopo le prime esperienze compiute soprattutto a partire dal 1970-1977 e la prima normativa volta a definire le caratteristiche della sperimentazione al riguardo, la legge 517 del 1977 è risultata determinante nel favorire l'inserimento degli allievi in situazione di handicap nella scuola normale. Varie altre leggi hanno comunque scandito ulteriori fondamentali passaggi volti a favorire l'integrazione. A questo processo dedichiamo un apposito spazio.

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Il D.P.R. 24 febbraio 1994 (successivo all'importante Legge 104 del 1992, detta anche legge quadro sulle problematiche dell'handicap) avente per oggetto "Atto di indirizzo e coordinamento relativo ai compiti delle unita' sanitarie locali in materia di alunni portatori di handicap" pur costituendo ancora un punto di riferimento per la programmazione volta a favorire l'integrazione scolastica e in particolare la collaborazione fra famiglia e operatori scolastici, sociali e sociosanitari è stato integrato dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23/02/2006, n. 185 e dall'Intesa tra il Governo, le Regioni, le Province autonome di Trento e Bolzano, le Province, i Comuni e le Comunità montane in merito alle modalità e ai criteri per l'accoglienza scolastica e la presa in carico dell'alunno con disabilità.
Poichè si è ancora in fase di sperimentazione è opportuno lasciare in queste pagine la presentazione dei suoi contenuti. Il DPR 24/02/1994 in quattro diversi articoli considera:
- l'individuazione (e certificazione) di un allievo come in situazione di handicap,
- la diagnosi funzionale che ne descrive lo stato psicofisico;
- il profilo dinamico funzionale (P. D. F). che dovrebbe descrivere il livello di sviluppo che si prevede nell'arco di uno o due anni scolastici (incluso nella DF dall'Intesa Stato - Regioni);
- il piano educativo individualizzato (P.E.I.), cioè il documento che deve contenere il panorama degli interventi.
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Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23/02/2006, n. 185 stabilisce le modalità e i criteri per l'individuazione dell'alunno in situazione di handicap. Per un commento si veda il contributo "Handicap, disabilità, svantaggio ... specificità o confusione nell'intervento di sostegno?" di Santo Di Nuovo.
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L'Intesa tra il Governo, le Regioni, le Province autonome di Trento e Bolzano, le Province, i Comuni e le Comunità montane in merito alle modalità e ai criteri per l'accoglienza scolastica e la presa in carico dell'alunno con disabilità è ricca di proposte. Tra queste: la Diagnosi Funzionale include anche il Profilo Dinamico Funzionale; per aspetti di competenza l'Unità Multidisciplinare è affiancata da un esperto di pedagogia di didattica speciale designato dall'Ufficio Scolastico Provinciale e da un operatore esperto sociale in carico ai Piani di Zona, o agli Enti Locali competenti e ASL; gli insegnanti specializzati per il sostegno sono titolari nella Scuola Polo di zona e assegati alle Istituzioni scolastiche, garantendone la continuità didattica e la piena contitolarità con tutti i docenti.
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Appositi Accordi di Programma a livello provinciale e territoriale devono disciplinare e favorire il coordinamento fra scuola, Azienda USL, Enti Locali e famiglia.

L'inserimento in classe di un allievo con ritardo mentale implica una notevole ristrutturazione delle
- modalita' di insegnamento.
Molteplici sono, in particolare, le esperienze che evidenziano l'utilita' di un insegnamento differenziato, cooperativo e metacognitivo.
Fin dal 1977 l'inserimento in classe normale degli allievi in situazione di handicap è stato caratterizzato dalla utilizzazione di insegnanti di sostegno. A questo tema è opportuno dedicare uno spazio privilegiato:
- formazione e ruolo dell'insegnante di sostegno.
L'esperienza ormai trentennale rivela che per una buona integrazione sono cruciali:
- la collaborazione fra scuola e servizi del territorio
- la collaborazione con la famiglia

La sezione si arricchisce di nuovi contributi:
- Integrazione scolastica: storie di vita nei resoconti di insegnanti, educatori, famiglie.


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