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Diagnosi funzionale

 Il D.P.R. 24 febbraio 1994, avente per oggetto "Atto di indirizzo e coordinamento relativo ai compiti delle unità sanitarie locali in materia di alunni portatori di handicap", in quattro diversi articoli considera:P.E.I.), cioè il documento che deve contenere gli interventi effettuati.

- l'individuazione di un allievo come in situazione di handicap;

- la diagnosi funzionale che ne descrive lo stato psico-fisico;

- il profilo dinamico funzionale che dovrebbe descrivere il livello di sviluppo che si prevede nell'arco di uno o due anni scolastici;

- il piano educativo individualizzato (

Nel rinviare al D.P.R. di cui sopra, consideriamo quanto è di competenza degli operatori sanitari e sociali (A.S.L.) e cioè l'individuazione della persona in situazione di handicap (in altre parole la sua certificazione) e la diagnosi funzionale.

Il fine fondamentale della individuazione è di tipo normativo. In pratica attraverso di essa si stabilisce che il soggetto rientra nella definizione di "persona handicappata" come previsto dalla legge 104 del 1992 e successive modificazioni. Ne derivano molteplici conseguenze: per quanto riguarda la scuola la classe in cui l'allievo è inserito non può avere più di un certo numero di allievi, quella classe usufruisce anche di interventi di sostegno (insegnante di sostegno in particolare); relativamente all'assistenza è possibile un intervento di tipo economico (vedi il prossimo capitolo); sul piano dell'integrazione lavorativa sono possibili interventi particolari per l'orientamento, la formazione e l'assunzione (vedi prossimo capitolo); ecc.

Su piano dell'intervento operativo le poche parole che spesso costituiscono la certificazione (ad esempio "soggetto con sindrome di Down con ritardo medio") sono scarsamente informative. La vera e propria "descrizione analitica della compromissione funzionale dello stato psico-fisico dell'alunno in situazione di handicap" è affidata alla diagnosi funzionale. Mentre, come prescrive la legge, l'individuazione deve essere effettuata prima possibile (entro dieci giorni dalla segnalazione), per la diagnosi funzionale è necessario un tempo che permetta gli approfondimenti necessari. Essa, redatta dagli operatori dell'ASL, prevede:

- dati anagrafici del soggetto e dati relativi al nucleo familiare (composizione, stato di salute, situazione lavorativa ecc.);

- l'anamnesi fisiologica e patologica prossima e remota del soggetto (nascita, vaccinazioni, malattie, ospedalizzazioni, terapie, riabilitazioni ecc.);

- la diagnosi clinica (da parte del medico specialista a seconda della patologia).

In particolare devono essere indicate le potenzialità relative ai seguenti aspetti:

- cognitivo;

- affettivo-relazionale;

- linguistico;

- sensoriale;

- motorio-prassico;

- neuropsicologico;

- autonomia.

Proprio per favorire la redazione di tale diagnosi la legge prevede un allegato (riportato in appendice) consistente in una scheda riepilogativa.

Nel dicembre 1998 si è tenuto a Roma un "Seminario nazionale sull'integrazione delle persone in situazione di handicap" a cui chi scrive ebbe l'opportunità di partecipare in qualità di componente dell'Osservatorio sull'integrazione degli allievi in situazione di handicap, nel corso del quale vennero considerati i molteplici problemi che caratterizzano l'attuazione dell'Atto di indirizzo sopra considerato. Ritengo opportuno riprendere alcuni punti del documento finale.

Per quanto riguarda la segnalazione di un allievo quando essa è effettuata da parte della scuola si suggerisce una fase istruttoria collegiale interna alla scuola, coordinata dal Capo d'istituto, un successivo coinvolgimento dei genitori e, previo il loro accordo, la trasmissione della segnalazione al servizio sanitario attraverso una apposita modulistica.

Di fronte alla constatazione che l'individuazione (certificazione) di un allievo come in situazione di handicap avviene usando le più disparate terminologie si suggerisce l'utilizzazione di sistemi di classificazione internazionali e in particolare quello proposto dalla Organizzazione Mondiale della Sanità.

La lettura del D.P.R. citato non lascia dubbi sul fatto che l'individuazione (certificazione) e la diagnosi funzionale siano due atti distinti, con finalità ben diverse, dato che la prima ha lo scopo operativo di certificare che l'allievo in questione ha diritto agli interventi previsti dalla legge 104/92, mentre la seconda, particolarmente analitica (ed utile per la famiglia, la Scuola e l'Ente locale), richiede anche approfondimenti valutativi degli aspetti rilevanti per l'integrazione scolastica. Nonostante ciò è diffusa in Italia, da parte di alcuni operatori delle ASL1 una notevole "frettolosità" nella compilazione della diagnosi funzionale e soprattutto una scarsa attenzione a ciò che è rilevante per l'integrazione scolastica. Si considera tale fatto come molto grave.

Un'altra prassi negativa diffusa consiste nel non aggiornamento della diagnosi funzionale. Il documento a cui ci riferiamo consiglia una stesura almeno ad ogni passaggio di ciclo (quindi ogni due o tre anni).

Un terzo punto negativo è costituito dal fatto che a volte la diagnosi funzionale è redatta dall'unità multidisciplinare dell'ASL (neuropsichiatra infantile ed altri operatori), ma senza il contributo dello psicologo. In questo caso il suggerimento è che, trattandosi di un contributo essenziale, tale contributo sia sempre presente


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